Il petardo

tancredi

 

Nell’autunno 1987 il campionato italiano fu investito da un’improvvisa ondata di sconfitte a tavolino. Si iniziò il 27 settembre con Pisa-Napoli: mentre le squadre tornavano negli spogliatoi per l’intervallo, il napoletano Renica fu colpito da una rondella lanciata dagli spalti e il Giudice Sportivo cancellò la vittoria sul campo dei toscani, comminando lo 0-2. Si continuò il 22 novembre con Juventus-Cesena, quando, sempre prima dell’intervallo, il difensore romagnolo Sanguin fu stordito da un petardo: la Juve vinse 2-1, il Giudice Sportivo diede lo 0-2. Si concluse infine con l’episodio più famoso di tutti: Milan-Roma, 13 dicembre 1987.

Il Milan vince 1-0 nel giorno del secondo ritorno a San Siro del Barone Liedholm, ma nelle statistiche non c’è spazio per quel rigore di Virdis. Secondo in classifica e in rimonta, con un solo gol subito nelle otto partite precedenti, a tre punti dal super-Napoli capolista solitario che quello stesso pomeriggio batte 2-1 la Juve, i rossoneri di Sacchi si vedono togliere due punti che fortunatamente non saranno destinati a pesare a fine campionato. I fatti.
Primo tempo 0-0; rientrano le squadre per la ripresa. Il portiere giallorosso Franco Tancredi va verso la porta sotto la Sud e si china per sgombrare l’area da alcuni rotoli di carta igienica. Mal gliene incoglie: un petardo lanciato dal primo anello gli esplode tra le gambe, facendolo crollare a terra stordito. Mentre Tancredi è ancora knock out ne arriva un secondo, che scoppia a pochi centimetri dalla faccia. Il portiere perde i sensi, mentre il dottor Alicicco e il signor Marinucci – rispettivamente medico e massaggiatore romanista – si precipitano in campo. Indignato dall’accaduto, San Siro si svuota in pochi minuti, disertando la visione dell’inutile secondo tempo. Tancredi ha le gambe paralizzate, è in stato di shock e viene rapidamente portato in barella negli spogliatoi, dov’è raggiunto dai compagni. Racconta Liedholm: “I giocatori erano tutti scioccati, alcuni si sono messi a piangere e non volevano continuare. Erano impressionati dalle condizioni di Tancredi che muoveva in continuazione la mascella e aveva gli occhi sbarrati. Con Franco ho parlato negli spogliatoi: mi ha detto che vuole ritirarsi per sempre“. Mentre Liedholm lo sostituisce col 17enne Angelo Peruzzi, all’esordio in serie A, dopo un primo soccorso Tancredi – che fortunatamente ha ripreso conoscenza – viene trasportato all’Ospedale San Carlo, dove uscirà due giorni dopo senza grossi danni, eccezion fatta per un’ipoacusia permanente a causa della quale perderà per sempre il 30% dell’udito dall’orecchio destro. A mente fredda cambierà idea e continuerà a giocare fino al 1991, quando chiuderà la carriera come riserva del giovane Marchegiani al Torino.

Visti anche i freschi precedenti, la sentenza è scontata: tre giorni dopo il Giudice Sportivo ci infligge lo 0-2 come da prassi. Ma chi è stato il lanciatore misterioso? La polizia lo intercetta verso sera sul treno per Vigevano: si chiama Luigi Sacchi, ha 23 anni ed è un disoccupato curiosamente omonimo dell’Arrigo. Sostiene di fare parte dei Commandos Tigre e in particolare di essere amico di tale Michele Pedrotti, leader del gruppo e impiegato in un Milan Point: è stato lui a girargli il biglietto di primo anello da 45 mila lire, un po’ troppi per un disoccupato di umile famiglia. Spilungone dai capelli rossi, in paese è conosciuto come “Morsella” dal nome della via in cui abita, ma gli amici della curva lo chiamano “Saronni”, in omaggio al suo idolo ciclista. Subito interrogato, confessa intorno alle 10 di sera. “Non li ho lanciati da solo, quei petardi, ho tirato solo il primo. Con me c’era un amico, ma non voglio tradirlo e non vi dico il nome“.

A quanto pare, però, è una balla: li ha lanciati tutti e due lui, il primo e il secondo. Li teneva nascosti negli stivaletti, pronto ad accenderli se capitava l’occasione. Sacchi evidentemente non brilla per intelligenza e si lascia stolidamente cullare dal fascino della notorietà: nonostante amici e inquirenti gli abbiano consigliato di sparire dalla circolazione per qualche tempo, lui si concede ai fotografi, rilascia interviste ai giornali e si fa vedere persino in televisione (interviene per esempio a Uno Mattina per chiedere perdono a Tancredi). “Non ho mirato a Tancredi: quando è caduto, mi sono detto: è morto, e mi ha preso una gran paura. Chi mi stava vicino m’ha urlato: scappa ed io mi sono allontanato. Un vigile urbano ha cercato di fermarmi ma qualcuno l’ha strattonato e io sono uscito dallo stadio. Pazienza, se non potrò più andare a vedere il Milan, starò a Vigevano coi miei amici paninari. Viva il Milan, viva Rivera!“. Quanto al movente, cambia versione in continuazione: una volta dice che “non vado mai allo stadio con i petardi, solo questa volta perché è Natale e volevo tirare su il morale ai tifosi e ai giocatori“, ma un’altra ammette che “ero arrabbiato per l’ammonizione a Baresi e ho tirato il petardo in direzione della porta romanista“. Finché un giorno viene riconosciuto a Vigevano: alcuni malintenzionati di paese, spacciandosi per giornalisti, gli danno appuntamento in un bar di periferia per una finta intervista e gli fanno la festa. Anche se “Saronni” continuerà ostinatamente a negare: “Macché, sono caduto dalla bicicletta“.

MILAN: G. Galli, Tassotti, P. Maldini, An. Colombo (75′ Bortolazzi), F. Galli, Baresi II, Donadoni (65′ Evani), Ancelotti, Virdis, Gullit, Massaro – All.: Sacchi
ROMA: Tancredi (46′ Peruzzi), Tempestilli, Oddi, Manfredonia, Collovati, Signorini, B. Conti (77′ Domini), Gerolin, Agostini, Giannini I, Desideri – All.: Liedholm

Arbitro: D’Elia

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