I vestiti nuovi dell’Imperatore

L’altra sera l’abbiamo visto, Fatih Terim, esultare con quei suoi occhi spiritati sul terreno di Cluj, Romania, mentre stava iniziando a credere davvero nel passaggio agli ottavi di Champions con il Galatasaray. Ci sono tornate in mente le parole di Claudio Taffarel, che con lui aveva vinto una storica coppa UEFA proprio col “Galata”: “E’ in grado di convincerti di qualunque cosa solo guardandoti negli occhi, in silenzio“. E abbiamo concluso che forse doveva essere successa più o meno una roba del genere nell’estate del 2001, quando l’Imperatore approdò alla Corte del Venditore di Tappeti per eccellenza, stregando e incantando da consumato prestigiatore. Come da tradizione della casa, l’avevamo soffiato alla Fiorentina dopo che ci aveva rifilato un 4-0 e buttato fuori dalla Coppa Italia. Quasi 50 mila abbonamenti, euforia diffusa per i costosissimi arrivi di Rui Costa e Pippo Inzaghi, giovani virgulti che ancora si sfregano gli occhi (“Da ragazzino venivo con la mia famiglia in vacanza a Bibione, sognavo il campionato italiano e mi immaginavo di diventare forte come Maldini“, Martin Laursen, Corriere della Sera, 1° agosto 2001), promesse solenni (“Non compreremo più giocatori sudamericani, a meno che rinasca un nuovo Pelé“, Adriano Galliani, op. cit. A occhio, ne sono nati una cifra).

Dopo un faticoso pareggio a Brescia – con annesso infortunio al gomito a Rui Costa – la squadra dei Sogni debutta a San Siro domenica 9 settembre 2001, quando la notte è bella, l’estate è fresca e nessuno fa ancora battute stupide sui cartelloni pubblicitari a bordo campo dei pennarelli Osama. L’avversario è proprio la Fiorentina che ha vissuto un’estate turbolenta, con l’irruzione nella villa romana di Cecchi Gori avvenuta all’alba in circostanze memorabili, con Valeria Marini in babydoll e sussurri di cocaina trovata nascosta in cassaforte (“Io, veramente, di droga conosco solo lo zafferano – ribatterà Vittorione – la verita è che da quattordici mesi sono perseguitato”). Senza una lira e prossima al fallimento, la Viola è guidata da Roberto Mancini, che già fatica al timone di squadre multimiliardarie, figuriamoci ad allenare quelle indebitate fino al naso.
E’ insomma una serata morbida, di quelle cariche di grandi illusioni. E’ un tiro al bersaglio cui la cavalleresca difesa ospite Adani-Pierini-Moretti si presta generosamente, facendosi impallinare a ogni pié sospinto da Inzaghi e Shevchenko. Per la sua prima alla Scala Pippo si veste addirittura da assist-man, innescando Sheva per l’1-0. Va a segno persino lo stesso Laursen, con un piattone di destro che si infila sotto la traversa, e finanche il Concorde Serginho, che pianta il quinto chiodo nella croce viola che continuerà fino a primavera. E poi naturalmente Pippo, che approfitta di una pierinata di Pierini, e ancora Sheva, con una girata al volo su calcio d’angolo. Non manca ovviamente la solita doppietta rifilataci da Enrico Chiesa, un grande classico degli anni ’90-2000 con le maglie di Sampdoria, Parma, Fiorentina. Anche i gol subiti hanno una loro meraviglia, perché comunque noi ne facciamo cinque e potrebbero essere dieci, e l’Imperatore con i suoi vestiti nuovi va a fine partita a colmare la curva di inchini e salamelecchi. Tutto è splendente, spettacoloso, e com’è bravo ed euclideo Donati come regista da centrocampo, e com’è autorevole Contra come ala destra, e quel Laursen, quanta fisicità!, e a proposito Presidente, com’è stato bravo a gestire l’emergenza democratica con tutti quei facinorosi al G8 di Genova due mesi prima. Altroché.

MILAN: Abbiati, Helveg (79′ Roque Junior), Laursen, P. Maldini, Kaladze, Contra, Albertini (68′ Donati), Gattuso, Serginho, Inzaghi I (84′ Javi Moreno), Shevchenko – All.: Di Gennaro – DT: Terim

FIORENTINA: Taglialatela, Di Livio, Adani, Pierini, Moretti, M. Rossi, Amaral, Amoroso (72′ Rossitto), Vanoli (54′ Morfeo I), Nuno Gomes (75′ Taddei), Chiesa – All.: Mancini

Arbitro
: Saccani

Reti: 16′ Shevchenko, 18′ Chiesa (F), 40′ Laursen, 45′ Inzaghi I, 53′ Shevchenko, 58′ Chiesa (F), 77′ Serginho

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