Essere milanisti a 20 anni

(di Andrea Roderi)

C’è di peggio, sicuramente, ma c’è anche di meglio. Intendiamoci, non sono affatto pentito della mia scelta (compiuta, un po’ per caso, diciotto anni fa), però bisogna ammettere che non è semplice essere dei giovani rossoneri in questo periodo magro di vittorie. Verso i “boomers” del Diavolo, con la memoria ricolma di vittorie e trofei, provo molta invidia. Per aiutarmi ad esprimere questi concetti – memoria ed invidia, per chi, questa memoria, ce l’ha – mi farò aiutare da uno dei miei autori preferiti e appena studiati all’università: Italo Calvino.
Prima, però, un passo indietro. Ho 23 anni appena compiuti, seguo il calcio (e il Milan, in particolare) da quando Galliani ufficializzò l’arrivo di Ibrahimovic dal Barcellona. In realtà ero molto più emozionato per l’arrivo di Robinho (che ora, mannaggia a lui, ha ben altro a cui pensare), forse perché un mio compagno di classe alle elementari, brasiliano, urlava il suo nome quando segnava durante l’intervallo. Quell’anno mi feci comprare la maglia del mio idolo Gattuso (rigorosamente tarocca) e la indossai il giorno dopo Milan-Roma 0-0, il giorno del diciottesimo scudetto. Ero in prima media, ero felice, il futuro sembrava pieno di altre entusiasmanti vittorie.
Poi, il gol di Muntari, Thiago e Ibra al Psg, la Haka di Brocchi. Un climax discendente e inesorabile che ci ha condotto verso anni bui, buissimi.
E la Champions del 2007? Avevo otto anni, non ero ancora così cosciente di tifare Milan. Il mio migliore amico (interista, ovviamente) si guardò bene da fare riferimenti e quella partita finì nel mio personale dimenticatoio. Insomma, il diciottesimo scudetto rimane l’unico trofeo che ho “vinto” insieme ai ragazzi, oltre alla Supercoppa del 2016 (pensate che gioia).
Calvino, dicevamo. Marco Polo, il protagonista delle Città Invisibili, giunge durante il suo viaggio nella città di Diomira. Arriva in un momento particolare, ossia quando un bellissimo tramonto settembrino avvolge le strade e i palazzi del borgo, incantando i suoi abitanti. Il protagonista invidia i cittadini di Diomira: questi, infatti, hanno più volte avuto modo di osservare un tale spettacolo: “Viene da invidiare quelli che ora pensano di aver vissuto una sera uguale a questa e d’esser stati quella volta felici”.
Ecco, immaginate il me di prima media come il viaggiatore di Calvino. Entro nella magica città del Milan, assisto a un trionfo e comincio a invidiarvi. Sì, mi riferisco a voi: voi che avete assistito alla finale di Atene, a quella di Manchester, voi che Gullit-Van Basten-Rijkaard li avete visti a San Siro, voi che, magari, quando Pellegatti si mise a urlare “Rui Costa, il musagete, brinda Pallade Atena” al gol del portoghese eravate davanti alla televisione. Voi che sapete esattamente di cosa si parla quando qualcuno paragona Tonali ad Albertini. Io al massimo posso dire “Mah, non so, lasciamo che Sandro cresca senza paragoni”.
Vi invidio, quindi. Per tutti gli splendidi tramonti settembrini di cui siete stati spettatori, proprio come fa Marco Polo con gli abitanti della città.
Quando il protagonista delle Città Invisibili lascia Diomira, però, questa rimane nella sua mente. Il sentimento di invidia lascia il posto al ricordo della città come un posto felice, positivo.
Vivendo anche solo un tramonto è riuscito a connettersi con gli abitanti e, grazie a questa connessione, questi hanno condiviso con lui la loro memoria. In un certo senso quindi, anche Marco Polo ha vissuto tutti i tramonti passati e per lui, Diomira, rimarrà per sempre associata a questa sensazione.
Ecco perché, nonostante gli anni bui, sono milanista. Grazie alla vostra memoria e ai vostri ricordi, in qualche modo, riesco a rivivere quei trionfi. Magari avrei preferito non sapere della finale di Istanbul, ma va bene così.
Quest’anno mi chiedo se riuscirò a vivere un altro tramonto, grazie anche ai tanti miei coetanei presenti in rosa – e quando sarò anche io un quarantenne milanista, spero di raccontare mille vittorie al ventenne di turno. Un po’ come sicuramente sta facendo Ibrahimovic in questi giorni con i vari Kalulu, Tonali, Diaz.

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