Eravamo presenti i massimi esponenti della curva

La foto di Daniele Buffa / ImageSport pubblicata oggi da MilanNews.

Intervenuto a Radio Sportiva, Giancarlo Capelli noto come il Barone, leader storico della Curva Sud, racconta così la presenza degli ultras oggi a Milanello: “Eravamo presenti i massimi esponenti della curva. Ci tenevamo a far sentire il nostro supporto ai ragazzi. Questo è un momento delicato, non ci sono i campioni di una volta. Ci sono dei giocatori che soffrono molto l’ambiente di San Siro. In un momento delicato come questo la squadra deve sentire la tifoseria vicina ma noi vogliamo vedere il massimo impegno da parte loro. Hanno iniziato loro a parlare e loro sanno che la tifoseria è il 12mo uomo in campo. Erano molto coinvolti oggi. Loro devono vincere questa paura. Quest’anno sono venuti a mancare almeno 8 giocatori che erano l’ossatura della squadra e non era facile ripartire. E’ troppo facile salire sul carro dei vincitori quando si vincono scudetti e coppe. E’ adesso che la squadra ha bisogno del sostegno dei tifosi”.

(da MilanNews)

FLASHBACK

Un errore del gup ha determinato l’annullamento del processo a carico del capo storico della curva rossonera Giovanni Carlo Capelli, meglio noto come “il Barone”, e di altri due imputati accusati di tentata estorsione al Milan. Preso atto dell’errore, infatti, i giudici della sesta sezione penale non hanno potuto far altro che emettere sentenza di non luogo a procedere nonostante l’opposizione del pm Luca Poniz.

La sentenza riguarda il processo fino a oggi a carico di 11 imputati accusati di aver messo in piedi un’associazione criminale finalizzata a ottenere agevolazioni sui biglietti di ingresso allo stadio attraverso la minaccia al club rossonero di mettere in atto comportamenti violenti, quali il lancio di fumogeni durante le partite, che sarebbero potuti costare sanzioni economiche alla società. Alcuni degli imputati – accusati a vario titolo di associazione per delinquere, tentata estorsione, resistenza a pubblico ufficiale, lancio di oggetti durante una manifestazione sportiva e minacce – erano stati arrestati nel maggio 2007 e in quell’occasione Capelli era stato posto ai domiciliari. Poi il 24 novembre scorso, davanti al gup Roberta Nunnari, si era tenuta l’udienza preliminare per valutare la richiesta di rinvio a giudizio avanzata dal pm. Udienza che si era conclusa in modo poco chiaro perché il gup aveva emesso un dispositivo in cui dichiarava il proscioglimento di Capelli, di Davide Maarouf e di Karim Navarrini dai reati di associazione per delinquere e tentata estorsione, ma contestualmente aveva emesso un decreto di rinvio a giudizio nei loro confronti per il reato di tentata estorsione. Oggi, in occasione della presentazione delle eccezioni preliminari davanti ai giudici della sesta sezione penale per loro e per altri otto imputati, i difensori hanno sollevato la questione della conflittualità tra dispositivo e decreto che dispone il giudizio, sostenendo che il gup aveva di fatto già prosciolto i tre imputati e che quindi gli stessi non possono essere processati una seconda volta per gli stessi fatti secondo il principio del “ne bis in idem”.

(da Affari Italiani, marzo 2010)

 

Se vi viene da fare qualche commento, fatelo pure. Ma non abbiate paura. Questa non è gente che – che so – fa sparare alla gente o ricatta la società.

No.

Avete capito?

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.