E la radio canta

Lunedì scorso, come tutte le settimane, sono andato a scartabellare in archivio alla ricerca di una vecchia partita del Milan che valesse la pena ricordare: siccome Milan-Pescara non è mai stata una classica irrinunciabile del calcio internazionale, la scelta è caduta su un innocuo e festoso 6-1 del 26 febbraio 1989. Il giorno dopo, d’improvviso, la folgorazione. Sono capitato sul sito del Corriere e in quel momento le tre notizie principali parlavano di: Festival di Sanremo, Beppe Grillo, Berlusconi. Buffo al limite del paranormale, ma i primi due argomenti erano gli stessi di cui parlavano i giornali quel 26 febbraio; quanto a Berlusconi, beh, non penso che abbia bisogno di presentazioni in un posto come questo.

Tutta la descrizione di quel fine settimana pullula di indizi e segni profetici che ci rimandano a oggi. A oltre 20 milioni di italiani capitò di assistere inconsapevolmente, la sera prima, alla fine della carriera da comico di Beppe Grillo e all’inizio di quella da guru predicatore che sta un po’ deragliando nelle ultime ore: un monologo sferzante e memorabile sul palco dell’Ariston, in cui aveva sparato a zero su cantanti in gara (“la mia sconfitta è essere qui a parlare di Jovanotti”), giornalisti, politici, vertici RAI (“il clan degli avellinesi”), gli sponsor, gli spettatori medesimi (“18 milioni di rincoglioniti”), la tv del dolore che mostrava un tossico che si iniettava l’eroina in diretta, fino a concludere: “Dove c’è la tv non esiste la verità, mai!”. Curiosamente e paradossalmente, l’unico a venire risparmiato dagli strali fu proprio Berlusconi (eccolo!). Non metterà più piede in RAI fino al 1993.

Sistemato Grillo, passiamo al Festival, e non fate gli schizzinosi che “chi se ne frega di Sanremo”, visto che erano sintonizzati su Rai1 75 televisori su 100, compresi dunque anche VOI (e se non siete voi, statisticamente lo era di sicuro la vostra fidanzata). E anch’io, pur non essendo la vostra fidanzata: non rammento bene, avevo solo tre anni e un vaghissimo ricordo di due cose: 1) Sorrisi e Canzoni con tutti i testi dei brani in gara e 2) Raf con una strampalata giacca rossa che cantava “Cosa resterà degli anni ’80”. Ma poi sono andato a cercare il filmato su Youtube e, magia!, è comparso proprio Raf con la giacca rossa. (Ecco il video, tenetelo in sottofondo mentre leggete il resto, fa un certo effetto.) Ah sì, poi mi faceva ridere Francesco Salvi. Si votava con le schedine del Totip, ogni edizione c’erano brogli inverecondi (come ora!) e anche questa non fece eccezione, con un podio da brividi Fausto Leali-Anna Oxa/Toto Cutugno/Albano&Romina. Momenti notevoli: il suddetto Raf, un incommentabile Jovanotti che arriva quinto cantando “Ci ammazziamo, ci divertiamo, facciamo i scemi e qualche volta pensiamo“, Mia Martini che canta “Almeno tu nell’universo”. Ospiti d’onore gli Europe, che all’epoca era una bella parola piena di speranza e futuro, mentre oggi ehm, no (rieccolo!).

Infine passiamo alla partita, che come avrete forse intuito fu semplicemente un mero accessorio. (Intanto lo so che state canticchiando “Anni ballando ballando/Reagan Gorbaciov”.) La vigilia era stata riscaldata da una diatriba sul rinnovo del contratto di Sacchi, chiesto a gran voce dal pubblico e un po’ più tiepidamente dalla squadra. Berlusconi, mai del tutto insensibile agli umori della piazza, si era presentato a Milanello (ancora!) e aveva acconsentito a firmare. Pur senza Van Basten, Galli e Tassotti con Rijkaard stopper improvvisato, Milan-Pescara fu un simpatico tiro al bersaglio contro la zona di Galeone che si apprestava a tornare in B. Distante già otto punti dall’Inter dei record dopo 18 giornate, per il Milan fu un piacevole pomeriggio di sole. Vantaggio del solito professionale Virdis, ben assistito da Ancelotti. Inopinato pareggio abruzzese in avvio di ripresa, con un fuorigioco sbagliato che indignò Sacchi prima del pareggio di tale Tita, brasiliano di qualità non eccelsa che era arrivato tra le fanfare dopo una coppa Uefa vinta da protagonista col Bayer Leverkusen. Il che fa riflettere: a fine anni ’80 in una squadra retrocedenda giocavano uno che aveva appena vinto una coppa UEFA e un titolare del mitico Brasile 1982 (nientemeno che Leo Junior), mentre oggi la nostra capoclassifica deve arrabattarsi con Bonucci e Giovinco. Subìto l’1-1, il Milan sferrò quindi cinque robusti schiaffoni al povero Delfino: aprì Rijkaard con una spettacolare sforbiciata, proseguì Gullit con due imperiose capocciate su cross di Evani e Donadoni, quindi ancora Virdis si accanì su una difesa che si era ormai sfarinata come un biscotto nel tè caldo. Il set lo chiuse Chicco Evani, con una punizione deviata da Giampiero “Saranno Famosi” Gasperini.
Ormai privo di chances scudetto e severamente concentrato sulla Coppa, tre giorni dopo il Milan volò a Brema per giocarsi l’andata dei quarti di Coppa Campioni contro il Werder; ma questa è un’altra storia ben più importante, di cui parleremo, casomai, se verremo sorteggiati contro lo Schalke 04. Ora come allora, è sempre questione di maledetti tedeschi.

MILAN: G. Galli, Costacurta, P. Maldini, An. Colombo (71′ Viviani), Rijkaard, Baresi II, Donadoni (68′ Mannari), Ancelotti, Virdis, Gullit, Evani – All.: Sacchi

PESCARA: Gatta, Dicara (68′ Miano), Bergodi, Ferretti, Bruno, Junior, Pagano, Gasperini, Marchegiani, Tita, Berlinghieri (70′ Edmar) – All.: Galeone

Arbitro
: Quartuccio

Reti: 19′ Virdis, 49′ Tita (P), 50′ Rijkaard, 65′ e 67′ Gullit, 82′ Virdis, 85′ aut. Gasperini

 

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