Cruijff e l’Olanda rossonera, ovvero: il sogno del giovane Arrigo

E comunque, il Milan c’entra parecchio con Johan Cruijff/Cruyff.

E non solo per le volte che ce lo siamo trovato contro nell’Ajax (suonandolo) o sulla panchina del Barcellona (suonandolo) (…decisamente, gli andava meglio con altre squadre italiane un po’ timide fuori dai patrii confini).

Ma anche perché il giovane Arrigo Sacchi, folgorato sulla via di Fusignano dal Profeta del Gol, si convinse che il Milan poteva, tanti anni dopo, diventare la nuova versione dell’Arancia Meccanica. E non è certo casuale, da parte sua, l’aver preferito, ad assi argentini o brasiliani, un trio di olandesi.  

Nella sua autobiografia, intitolata – toh! – Calcio totale, l’Arrigh’ cita un suo scritto giovanile, datato 1982 (peraltro, anno del ritrovato orgoglio del calcio italiano contropiedista):

«L’Ajax sovrano appartiene a Stefan Kovács, sostenitore del “calcio totale”: vi giocano Cruijff, Krol, Suurbier, Hulshoff. Cruijff non è l’uomo in più perché dotato di qualità tecniche superiori, come Di Stefano o Puskás. È l’uomo in più perché il suo continuo intervento nel gioco moltiplica le soluzioni. Il movimento dei dieci calciatori i difensori giocano come autentici attaccanti. Allargando l’arco e le risorse della prima linea, i centrocampisti fanno di tutto e accorciano la squadra tenendo in gioco, costantemente, tutti i componenti; la tattica del fuorigioco riduce l’estensione territoriale della squadra, permettendo ad ogni giocatore di partecipare all’azione con o senza palla. Gli attaccanti ripiegano a centrocampo per la costruzione del gioco o per scatenarsi in potenti accelerazioni. Il Real Madrid è l’espressione più chiara del calcio passato, l’Ajax del calcio futuro».

In queste ore si sono viste immagini di Cruijff che dimostrano che, ecco, insomma, qualche qualità tecnica superiore, il n.14 forse ce l’aveva. Che Sacchi tenda a ridimensionare i margini del singolo, non è una cosa che può sorprendere chi lo ha seguito (e certamente non sorprende né Van Basten, né Roberto Baggio, né tanti altri che hanno avuto Sacchi in panchina). Vero è che la nazionale olandese nel 1978 senza Cruijff – e senza Rinus Michels, che pur trascurato da Sacchi, aveva gettato le basi dell’Ajax prima di Kovács – si ritrovò, senza il famoso calcio totale ma con fantastiche individualità (Krol, Rensenbrink, Rep, Neeskens, Haan, i fratelli Van de Kerkhof), ad ottenere sotto la guida del pragmatico Ernst Happel lo stesso risultato: perdere in finale contro i padroni di casa. Curioso, en passant, che la leggenda dei “beautiful losers” del calcio anni 70, avallata con soddisfazione dagli utilitaristi alla Gianni Brera, si estendesse anche agli arancioni del 1978, che di fatto eliminarono l’Italia di Bearzot non col gioco, ma solo con due gran saracche da fuori di Brandts e Haan, che il povero Zoff si sognò di notte per almeno quattro anni.

E infatti per Sacchi la vera Olanda così come il vero Ajax erano “quelli con Cruijff”. Arrivato alla guida della Nazionale, punta su “lezioni tecnico-tattiche, test psico-attitudinali e allenamenti mirati, associando lavoro mentale e sforzo fisico, arricchendo in questo modo il calcio totale dell’Olanda di Cruijff”.

Ora.

Non possiamo certo dire che il gioco degli azzurri di Sacchi sia rimasto nell’immaginario popolare quanto quello degli arancioni di Michels. Però se c’è una cosa che i calciofili di tutto il mondo sono disposti ad ammettere, è che quella spallata olandese che il calcio classico subì negli anni 70, il mondo la rivide alla fine degli anni 80, solo che stavolta proveniva dal più inaspettato dei Paesi: l’Italia. Questo perché un romagnolo oggettivamente un po’ fissato, ripeteva a se stesso:

«Un giorno avrei allenato anch’io una squadra così. Stavo mettendo le basi e le fondamenta per costruire la mia squadra ideale, il mio modo nuovo di giocare al calcio. E continuavo a sognare».

Di fatto, un po’ come Stalin che dichiarò di accontentarsi del “Socialismo in un solo Paese” (perché altrove la rivoluzione riusciva un po’ scrausa), Sacchi dovette accontentarsi di aver rivoluzionato una sola squadra, vincendo – ultimo a riuscirci- due Coppe dei Campioni di fila. Mandando in gol, nelle finali, esclusivamente giocatori olandesi.

E la cosa affascinante del tutto è che a sottomettere l’Europa col calcio totale dell’Arancia Diabolica fu proprio il club che qualche anno prima, grazie all’italianista Nereo Rocco, il calcio totale se l’era mangiato per 4-1 – e che l’avrebbe fatto di nuovo, pochi anni dopo, con Fabio Capello ad Atene.

…Beh, che squadra interessante che siamo, vero?

PS

Il Cruijff allenatore, notoriamente, fu sontuosamente affondato da Fabio Capello dopo anni di trionfi. Ma forse vale la pena di ricordare che anche il Milan di Sacchi nel 1989 gli diede un dispiacere, portandogli via una Supercoppa Europea. Gol di Bubu Evani…

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