3-1, 3-2, 3-3. Noi, il Liverpool, il bene e il Maalox

Cosa succede quando un’elegante nave da crociera, da tutti ammirata e invidiata, incontra una piccola nave corsara che la sperona con un moto di pura, incosciente spavalderia? Cosa succede quando il maestoso leone viene messo in crisi da un inaspettato moto di coraggio di un indomito fox terrier? Cosa succede quando Davide tira giù Golia? Tutti tifano per l’audace ribaldo, perché vedono avverarsi, una volta tanto, la vittoria, un po’ cattolica e un po’ disneyana, degli umili sugli smargiassi. È oggettivamente esaltante, e Hollywood ci ha costruito metà delle sue storie: abbiamo bisogno di credere che possa succedere. E quando succede DAVVERO, come non sentirsi elettrizzati?

Ma, gosh!, c’è un particolare. Cosa succede quando Serse umiliato dall’eroico Leonida, quando Capitan Uncino, quando il Brasile del 1950 (e quello del 1982), quando il buon Re Priamo buggerato dall’astuto Ulisse, quando Golia, ecco, ehm… sei tu?

Eh.

In queste settimane si è parlato moltissimo di pallone, si è fatta tanta filosofia tra scuole di pensiero. Mourinho e il suo autobus, Guardiola e il suo tiki-taken. Su sponde concettuali opposte ma sconfitti entrambi – a questo giro. E guai ai vinti, si dice da più di duemila anni. Il Brasile dell’82 fu schiantato dal più antieroe dei nostri giocatori, il tremolante Paolo Rossi: guai al Brasile dell’82. La Juve non ha passato i muri del Copenhagen, del Galatasaray, del Benfica: guai alla Juve. L’Olanda del 2000 ci impanò come una cotoletta per 120 minuti, ma perse per una combinazione irripetibile di sfighe. Guai all’Olanda. Il Milan del 2005 si fece rimontare tre gol e cadde ai rigori col Liverpool. Guai al Milan del 2005. Il Liverpool ieri si è fatto rimontare tre gol in nove minuti dal Crystal Palace e ha perso un campionato in modo straziante. Guai al Liverpool.

Eppure, non è così semplice. Se il calcio fosse solo questo, per fare un esempio, la delusione diffusa per l’eliminazione dell’Italia contro l’Argentina nel 1990 (Caniggia featuring Walterone & Riccardone) non sarebbe stata così forte. Anche dentro al più pragmatico, Capelliano sostenitore del risultato (“Se volete lo spettacolo, andate al circo”), c’è la sensazione che una squadra possa aver meritato almeno un pochino più di quella che l’ha rispedita al mittente.

Oh, il tifoso più incarognito non lo pensa. Lui non pensa in termini di merito. La sua squadra deve accumulare titoli in modo che lui possa irridere gli avversari, sentendosi migliore. Questo tipo di babbione in genere tifa un’altra squadra, ma può capitare che qualcuno tifi la nostra. Quando il Milan era in serie B non ce n’erano, in giro. Ecco perché sentirete molti ex giovani degli anni 80 tornare a quel periodo come a una specie di epoca formativa. Nessuno saliva sul carro del vincitore, in quel periodo. Perché cioè, quale carro?

Ci sono partitissime in cui la lettura estetica, se non quella sentimentale, è più ovvia. Il Chelsea di Di Matteo diventato a sorpresa Campione d’Europa due anni fa, è un esempio eccellente. Se Mourinho parcheggiò l’autobus in area, Di Matteo – con una squadra costata non poco – ci piazzò l’intera autorimessa. Vinse, e la cosa fu divertente, e fu ovviamente una manifestazione di superiorità calcistica: “Signore, dica quello che vuole, ma io con il mio sistema ho ottenuto il risultato che lei ha mancato con il suo. Ritiri pure la sua medaglietta, ora”.

Però, gente, guardatemi negli occhi. Perché siete innamorati del calcio? Ve lo dico io, sì. Ci si innamora del calcio e non della pallamano per cose che colpiscono la fantasia. Azioni, giocate, schemi, eleganza, lotta. È la nostra immaginazione al lavoro. E per quanto semidistrutta da decenni di brutte fiction Rai e canzoni di Biagio Antonacci, la nostra immaginazione trova nel calcio un tale malloppo di robe mitologiche che Omero ha dovuto metterle nei poemi (non poteva fare altrimenti, vedendoci peggio di Laursen). Ed è per questo che il calcio è fantastico (dal verbo fantasticare, sant’Iddio): perché che piaccia o no ai pragmatici e ai Giannibreriani, l’Olanda degli anni 70 è Storia. È meraviglia senza trofei, ma intanto fateci caso, si parla più di lei che dell’Argentina (campione) del 1978.

Ma veniamo a NOI. Dicevamo dunque che il 5 maggio, giorno evidentemente fatidico per le squadre che si suicidano, il Liverpool si è suicidato col Crystal Palace. Da 3-0 a 3-3 in nove minuti.

Istanbul!, il karma!, tanti hanno subito commentato. Beh, mica tanto.

Che quel Milan abbia peccato di presunzione, culminata in 6 minuti su 125, è un’idea cui molti hanno voluto credere, milanisti in prima fila (“Evvedi che un mio amico che ha un cognato la cui amante ha il marito che rifornisce di stuzzicadenti il ristorante di Milanello, e ci ha detto che hanno stappato lo champagne nell’intervallo”). Ma non è quello. In quella partita il Milan fu enorme. Il Liverpool fu straordinario. La sconfitta in quella partita, nonostante gli sberleffi comprensibilmente godoni di chi era a casetta sul trespolo, fu così pazzesca che comunque, esser stati una delle due squadre in quella partita, ha un valore. Vincerla 4-3 con gol di Shevchenko nei supplementari (l’incredibile respinta di Dudek) a quel punto avrebbe significato quasi sminuirla. (…quasi, sì)

E sarebbe un peccato cedere alla rabbia per la sconfitta o alla superficialità degli sfottò degli scemi. Sarebbe un peccato cancellare quel momento in cui il calcio ci insegnò tante cose – scegliendo proprio noi, mica altre squadrette. Quando uno tiene a una squadra, lo dice la parola, ci tiene. E quindi, si tiene tutto – e si tiene anche alle proprie sconfitte. Fanno ciò che siamo quanto le vittorie. Senza serie B, non saremmo andati in ottantamila a Barcellona. E a proposito di 5 maggio, senza il tracollo con la Lazio, il triplete non avrebbe avuto quel sapore. Dunque, Istanbul il suo valore ce l’ha: ci ha insegnato che non esiste corazzata che un manipolo di valorosi non possa affondare. Chiunque ama il calcio dovrebbe avere a cuore quella partita. E se ad averla persa sei tu, consideralo un ruvido favore del Destino.

(è un peccato anche che Pirlo nella sua autobiografia, quella in cui spiega come vinceva da solo, assoluto fantastico protagonista circondato da buffi scarpari indegni di allacciargli le profumate scarpe, abbia omesso di accennare alla chiavica di rigore che tirò) (tipico di uno juventino: rimuovere le sconfitte) (non capendo, come ammoniva Battisti, che “Nasce il sentimento, nasce in mezzo al pianto”)

(…okay, è un po’ tirata per la barba, ma una legnata al bresciano ci sta sempre bene, sempre e per sempre)

…Ovviamente, scrivere quanto sopra sapendo che la Storia ci avrebbe riconsegnato il Liverpool e la Coppa due anni dopo, è un po’ più facile, yup. Ma proprio per questo non è un discorso gratuito o consolatorio. Il Milan sconfitto nel 2005 giocava molto meglio di quello vincente nel 2007, questo lo diranno anche i pragmatici. E se lo dicono loro, è la prova che nel calcio, la Storia non la fanno solo i vincitori. E che anche se sarebbe comodo, la maggior parte di noi questa banalità non se la beve.

(…E COMUNQUE, POCHI MESI DOPO)

13 Comments

on “3-1, 3-2, 3-3. Noi, il Liverpool, il bene e il Maalox
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  1. Io sarò masochista, ma ogni tanto quella partita lì vado anche a rivedermela (solo a pezzi però).

    P.S.
    Io ho una mia teoria, il Liverpool vinse quella partita nell’intervallo sì, ma non per lo champagne dell’altro spogliatoio, quanto per il suo pubblico che sul 3-0 intonò a squarciagola un “You’ll never walk alone” da brividi.

  2. Forse non è masochismo. E’ che quella partita, a inventarla, richiederebbe più sceneggiatori dei Sopranos. E in effetti, erano 22. Anzi, con riserve e arbitri e allenatori, una trentina.

  3. Anche io ho rivisto diverse volte la partita, che, risultato a parte, è stata la migliore giocata dal Milan nell’era Ancelotti a mio parere.
    Ok il famoso blackout, però tutti dimenticano sempre il gol regolarissimo annullato a Sheva che avrebbe dato adito a ben poche speranze Reds.

  4. Una chiave di lettura interessante e parzialmente consolatoria … in quella (concedimi un “maledetta”) partita di Istambul ho individuato un altro momento topico oltre all’occasione capitata a Sheva al termine dei supplementari: una punizione dello stesso Sheva ad inizio secondo tempo, salvata miracolosamente da Dudek, che ci avrebbe portato sul 4-0 ed avrebbe (molto probabilmente) chiuso i conti.

  5. Quella partita la perse Ancelotti (che, come tutti gli allenatori, è\era pagato principalmente per non perdere partite di quel tipo). Era chiaro che la squadra si sarebbe inconsapevolmente seduta mentre gli inglesi non avrebbero mollato. Ricordo che, all’intervallo, pronosticai che l’avveduto Carletto (che illuso che ero!) avrebbe sostituito Crespo con un cursore per infoltire il centrocampo e lasciare ampie praterie a Sheva e Ricki. Invece nulla accadde. Stesso 11 e sconfitta finale. L’amarezza che ne conseguì fu enorme sopratutto per l’occasione sfuggita di far alzare il trofeo al miglior Ricki di sempre. Questo fatto, ad Ancelotti, non lo perdonerò mai.

  6. Eh, come si suol dire, la Storia non si fa coi se. 🙂
    Ma certo sarebbero cambiate tante di quelle cose. Forse Maldini avrebbe preso il Pallone d’Oro, e magari Crespo quello di bronzo. Ma è anche vero che forse proprio vincendo quella partita, non avremmo vinto quella del 2007. Anche solo perché al posto del Liverpool avremmo trovato qualcuno più forte di noi in finale. Insomma, il disegno divino è imperscrutabile eccetera, e noi siamo belli come il sole comunque, nella buona e nella cattiva sorte, in ricchezza e in povertà.

  7. Paolo hai ragione da vendere, però rimarrà sempre un peccato non aver vinto la coppa dalle grandi orecchie non solo nel 2005, ma anche nel 2004. In quei due anni la rosa era strepitosa.

  8. Una piccola goduta per il suicidio del Liverpool in Premier ci sta comunque, ebbero il merito incontestabile di crederci ed un culo enorme che non si è più visto su un campo di calcio (gol annullato a Sheva, il rigore parato e ribattuto in rete, la parata di Dudek) Comunque Noi in quella finale ci siamo stati, e la nostra storia non è mai banale, altri hanno il trespolo a casa e se mai arrivano in finale vincono o perdono in modi normalissimi, la Leggenda è un’ altra cosa sia nella vittoria che nella sconfitta, sfigati!!!
    Mi ricordo che la sera stessa fumai un pacchetto intero di sigarette in 2 ore però ne uscii più Milanista che mai, solo Noi sappiamo essere Leggendari!!!
    Quel primo tempo cmq fu STRABILIANTE……

  9. Paolo mi te voeuri ben perché te se un bel casciavit ma credo tu ti sia confuso…Istanbul?
    Mica esiste una città con quel nome….forse confondi la città con la famosa Costantinopoli….citta famosa perché il Milan non ci ha mai giocato…MAI…MAI…

    IO NON SONO MAI STATO AD ISTANBUL A VEDERE UNA FINALE DI CHAMPION’S….MAI….

    Nel 2005 la champion’s non si è giocata….nemmeno nel 2006….poi nel 2007 ricordo si un Milan-Liverpool….VAGAMENTE…

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  13. Su Pirlo aggiungi anche il rigore di yokohama un anno prima, tirato non meno (in) decentemente e poi quando fa lo sborone nel libro ricordagli che potevamo avere due titoli in più se fosse davvero questo super perfetto per cui si spaccia

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