Otto alibi. Ma non sono un po’ troppi?

(di Leonardo Pinto)

C’è stato un momento in cui è sembrato che Sant’Ambrogio stesse intercedendo per noi. C’è stato un momento in cui incredibilmente, dopo essersi considerati fuori già alla seconda partita, siamo stati agli ottavi. Sì, sono stati pochi minuti, lo sappiamo tutti. Però lo stesso, se pensate a quanto tutti sghignazzano su questa squadra con un ghignetto un po’ schifoso alla Caressa, ieri sera c’è stato pure sempre un momento in cui eravamo primi in classifica in serie A e qualificati agli ottavi di Champions League nel girone della morte. Siamo tornati coi piedi per terra subito? Sì, molto presto. Ma un conto è essere in piedi. Un conto è essere in ginocchio come lo eravamo due anni e due mesi fa (esonero di Giampaolo). Un conto è, due anni dopo, essere tornati a respirare un’aria che ci è mancata per anni. E se non ci credete, controllate la tabella.
Però, così come sarebbe stupido abbandonarsi alla delusione, non sarebbe intelligente trascurare un pericolo grosso. Non per noi – mica scendiamo in campo. Ma per i giocatori.
Il pericolo di aggrapparsi a degli alibi. Ne girano troppi. Eccone un po’.
1. L’alibi del girone della morte. Vero, c’era un solo posto per tre squadre abbastanza equivalenti, visto che nessuna delle tre si è dimostrata nettamente superiore alle altre due, e visto che, come previsto, il Liverpool ha preso a schiaffi tutte e tre. Però proprio il fatto che sia passato l’Atletico Madrid, in apparenza la più scrausa di tutte (al netto di diversi giocatori che noi non possiamo permetterci) ci dice che l’obiettivo non era così irraggiungibile, giusto?
2. L’alibi degli infortuni. Sì, è vero. Leao. Kjaer. Rebic. Giroud. Calabria. E si è aggiunto persino Pellegri, come una specie di sberleffo, poveretto. Anche il Liverpool era pieno di assenti, sì. Ma a quanto pare, i giocatori del Liverpool col valore di mercato inferiore (Phillips, Williams, Chamberlain – tra l’altro, tutti britannici) alla prova dei fatti si sono rivelati più affidabili dei nostri giocatori col valore di mercato più alto: Kessié, Theo Hernandez, Tomori (purtroppo). Quindi, okay, gli infortuni. Ma visto che le “riserve” (Kalulu, Messias, Krunic) hanno preso voti migliori dei supertitolari, iniziamo a pretendere da quelli forti una prestazione degna del livello loro attribuito dai procuratori.
3. L’alibi dell’inesperienza. Il “vecchio” della difesa era Romagnoli. Pochi lo sanno, ma ha ancora 26 anni. A centrocampo, c’erano il 24enne Kessié e il 28enne Krunic. E poi in attacco, il 30enne Messias, il cui bagaglio di esperienza, come sappiamo, sono 36 partite in serie A col Crotone. Messias e Krunic effettivamente hanno giocato con la testa da adulti. La maggior parte degli altri ha denunciato i suoi limiti. Però se questa è una squadra giovane – e lo è – dov’è il coraggio, l’insolenza della sua gioventù? Perché la giovinezza dovrebbe avere, se non altro, quest’altro aspetto, e più di una volta questo Milan giovane ce l’ha fatto vedere. Col Liverpool sarebbe servito, magari anche per sorprenderli.
4. L’alibi di Zlatan. Un discorso a parte merita il più esperto – ma a volte, paradossalmente, il più immaturo e matto di tutti, Ibrahimovic. Tutte le volte che deve vendersi, lo fa con grandi parole piene di adrenalina. E avremmo più comprensione per lui, e per quella sua rovesciata col pallone sbucciato, se non fosse andato due sere prima a fare il Grand’Uomo in tv, per vendere il suo libro e il suo film e forse anche i suoi deodoranti. Zlatan ha degli alibi, certo, specie ora che deve tirare la carretta da solo, e senza un Leao o un Rebic con cui dialogare. Ma Zlatan ci ha insegnato che non ci devono essere alibi. Quindi, noi saremmo anche per concederglielo, a patto che lui – se tiene alla squadra – sia un po’ più furbo quando fa il fenomeno. Perché poi i difensori avversari sono un po’ più concentrati quando se lo trovano davanti, e chiamali stupidi.
5. L’alibi degli arbitri. L’Atletico Madrid del buffone Simeone va agli Ottavi, e deve ringraziare due punti che l’arbitro di Milan-Atletico gli ha fisicamente messo in tasca, mentre la Uefa faceva le fusa contenta. È stato davvero un pessimo arbitraggio – e non ci pare di ricordare alcun episodio fortunato nelle sei partite del girone (…qualcuno ha mai capito se Kjaer fosse veramente in fuorigioco, a Liverpool?). Ma questo è sempre l’alibi più confortevole del mondo, come insegnano ogni giorno i Mourinhi, i Simoninzaghi, gli AntonioConte là fuori. Pioli per fortuna non è uno di questi allenatori. Ma allora, a maggior ragione, che si concentri sulla maggior parte dei gol che abbiamo preso in Champions League, tutti dovuti al fatto che questa squadra non sta difendendo per niente bene. Col Porto e col Liverpool abbiamo preso più gol nati da possesso palla indecente davanti alla nostra area di rigore. Nessuna squadra ha concesso a noi questo tipo di gol. Cosa che succede anche perché il nostro attacco non pressa alto, in questo momento non ha gli uomini per farlo. Ma in questo caso, non ha nemmeno gli uomini per fare palleggio sulla nostra trequarti, perché a causarci guai sono stati quasi tutti i nostri uomini a rotazione – specialmente i centrocampisti: Kessié, Bennacer, Krunic, poi Tomori (per non parlare di Bakayoko che sembra considerare una skill le palle perse davanti allla nostra area). È stato facile accorgersi degli errori di Gabbia e Romagnoli nelle ultime partite, ma se ogni partita c’è un imputato diverso, decisamente qualcosa non va.
6. L’alibi dell’Atletico. Questo è il più tenero. Con l’inaspettato 3-1 dell’Atletico in casa del Porto, dopo il secondo gol del Liverpool avremmo dovuto vincere 4-2. Che non è da tutti, col Liverpool. Però dopo quel secondo gol, non abbiamo prodotto praticamente niente per 20 minuti – fino a quando non abbiamo avuto il pallone buono, ma sempre con l’uomo sbagliato.
7. L’alibi di Kessié. Grande nella partita con l’Atletico. Piccolo col Sassuolo. Normale, ma anche qualcosa di più (un gol fatto, due sfiorati) con la Salernitana. Piccolissimo con il Liverpool. Il Presidente è sempre più un Sottosegretario: non è affidabile. Se pensa di poter giocare in Premier League in questo modo, tanti auguri. Oggi una grande maggioranza di tifosi ce l’ha con lui, e non è che ieri e l’altro ieri fosse ben disposta. Però aggiungiamo una riflessione: un allenatore che si fida di un giocatore che – per qualunque motivo – da mesi è così discontinuo, finirà per essere deluso il 50% delle volte. Forse bisognerebbe ridefinire un attimo la gerarchia del centrocampo. Se l’idea era di avere due centrocampisti centrali “fisici” per bilanciare la leggerezza di Brahim Diaz, ora sappiamo che non è andata bene. Tristemente, Kessié è l’uomo che ha avuto più opportunità di entrare in area. Se l’è giocate malissimo. Ma era giusto che toccasse a lui? Risposta: non c’era granché da scegliere. E quindi, c’è poco da dire. Se non altro, lui ci si è inserito: il nostro sfondatore Theo Hernandez non ci è proprio mai riuscito.
8. L’alibi che si giocano troppe partite ravvicinate. Sì, sicuramente. Certo, con la Salernitana non sembrava si fossero stancati tanto, e neppure col Genoa. Però giocando tanto, ci siamo ritrovati in testa al campionato, e con le due squadre passate agli Ottavi di Champions League siamo andati in vantaggio in tutte e quattro le partite. Il che vuol dire, per concludere, che a questa squadra troppo spesso manca quella ferocia che ci vuole per assassinare l’avversario. Ora in ogni caso questo alibi è caduto. Lasciamo che a giocare tanto siano le nostre avversarie in campionato. Ma cerchiamo di usare questa cosa con ferocia. Se non vogliamo ritrovarci inferociti per i motivi sbagliati.
Quindi grazie, ragazzi. Intanto, abbiamo respirato ancora quell’aria, e dopo tanti lunghi anni, per qualche minuto abbiamo creduto di farcela, che è un progresso immenso rispetto a quando non osavamo crederlo (e qui, riguardiamo quella tabella). Però occhio a non concedersi alibi. Rialzarsi, e correre più forte, sapendo che bisogna essere più forti degli alibi.

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